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Civic engagement e nuove forme di partecipazione.

Sui mass media negli ultimi anni si fa spesso riferimento ad un allontanamento dei cittadini dalla politica causato da delusione e sfiducia tali da generare un atteggiamento apatico e passivo nei confronti della partecipazione al bene pubblico. In contrasto con questo si può invece notare la crescita del fenomeno definito dagli esperti “civic engagement”.

“Civic engagement means working to make a difference in the civic life of our communities and developing the combination of knowledge, skills, values and motivation to make that difference. It means promoting the quality of life in a community, through both political and non-political processes.” (cit. Excerpts from Civic Responsibility and Higher Education, edited by Thomas Ehrlich, published by Oryx Press, 2000).

Con questo termine, quindi, si fa riferimento alle molteplici forme di impegno sociale messe in atto da cittadini su problemi che hanno rilevanza per la collettività. Si tratta sia di ambiti legati alla vita quotidiana, sia di quelli legati a valori (come la difesa dell’ambiente ad esempio) con l’obiettivo di accrescere gli spazi della democrazia. Questo fenomeno rivela l’esistenza di cittadini che vogliono non solo essere ascoltati ed informati, ma vogliono esprimere le proprie opinioni convinti di essere portatori di proposte utili a tutelare i beni comuni superando spesso l’inerzia delle istituzioni pubbliche. La conseguenza di tale impegno porta allo sviluppo dell’associazionismo, in forme e gradi diversi, allo sviluppo del volontariato che sempre più si fa carico di problemi piccoli e grandi riguardanti il benessere della collettività. Si sono creati, inoltre, movimenti consumeristici ed esperienze di commercio equo e solidale che portano ad attivare reti di partecipazione di persone che condividono scelte e valori. Molto significativo l’apporto dei gruppi che si mobilitano per la tutela dei beni comuni. Un ruolo centrale nella creazione e diffusione di tali gruppi è svolto particolarmente dai media digitali che permettono l’informazione, la circolazione delle notizie, la creazione di ambienti di relazione e connessione favorendo la crescita attraverso l’esperienza comune. Sono le stesse istituzioni pubbliche a incentivare l’impegno civico attraverso pratiche di sostegno. Dal momento che il modello di welfare finora praticato è in crisi per motivi economici, lo Stato sta modificando il modello della governance con modelli caratterizzati da cooperazione e interazioni tra Stato e cittadini. Questo è evidente, in modo particolare, nelle realtà locali che utilizzano spesso le proposte e i contributi di gruppi di cittadini.

Possiamo indicare, pertanto, con il concetto di attivismo civico “un fenomeno organizzativo che comprende quella pluralità di forme con cui i cittadini si uniscono, mobilitano risorse e agiscono nel ciclo delle politiche pubbliche esercitando poteri e responsabilità al fine di tutelare diritti, curare beni comuni e sostenere soggetti in difficoltà” (MORO G. 2005, “Azione civica. Conoscere e gestire le organizzazioni di cittadinanza attiva”, Carocci, Roma.).

Il ruolo dei cittadini sta, quindi, cambiando: da semplici utenti/consumatori, stanno diventando sempre di più interlocutori accreditati nella definizione delle iniziative di sviluppo locale, co-produttori di servizi di utilità sociale, finanziatori di interventi di riqualificazione urbana e custodi delle ricchezze materiali e immateriali del territorio. Per poter esercitare il proprio ruolo nella società civile, il cittadino deve avere, insieme alla consapevolezza della propria identità e delle proprie abilità, il senso di appartenenza alla comunità con cui si vuole agire ed interagire. Attraverso il coinvolgimento civico l’individuo rafforza le reti di relazione e si responsabilizza rispetto alle problematiche presenti nel dibattito pubblico contribuendo alla creazione di capitale sociale.

Le organizzazioni di attivismo civico non sono però solo movimenti sociali, poiché non perseguono solamente la protesta, ma piuttosto la diretta soluzione di problemi in modo non solo operativo ma anche comunicativo. Riguardano un numero molto elevato di persone, di diversa estrazione sociale, che si impegnano in settori molteplici: organizzazioni volontarie, movimenti di rappresentanza, servizi di consulenza e centri di ascolto, gruppi di auto-aiuto, imprese sociali, associazioni di promozione all’impegno sociale, organizzazioni di cooperazione internazionale, gruppi e comitati locali, centri e comunità di accoglienza e riabilitazione, gruppi di riforma professionale, movimenti di azione collettiva. Il soggetto che viene identificato nella letteratura sulla partecipazione civica è essenzialmente un insieme di organizzazioni: secondo la celebre definizione di Philippe Schmitter “sono le organizzazioni il vero cittadino delle democrazie contemporanee”.

Queste organizzazioni hanno evidentemente come punto di riferimento lo Stato, bisogna riconoscere però che nella società attuale vi è un crescente potere pubblico esercitato da soggetti non statali ed è quindi a questi soggetti che si rivolgono le organizzazioni di cittadini. Queste tendono infatti ad esercitare un proprio potere autonomo come nei casi di comunità di accoglienza e recupero o di assistenza a donne che hanno subito violenze. Queste attività nascono come iniziative autonome e possono o non possono incanalarsi in forme di collaborazione con le istituzioni. Il crescente numero di persone impegnate in forme di civic engagement non corrisponde ad un incremento della partecipazione politica (voto ed iscrizione ai partiti). Si fa strada oggi una pluralizzazione delle forme e delle pratiche di cittadinanza, che vanno dalla cittadinanza di genere a quella multiculturale, da quella amministrativa (locale) a quella europea e a quella globale, da quella elettronica a quella d’impresa, fino ad arrivare alla cittadinanza che si esplica nell’attivismo civico oggetto di questo articolo. Esso con le sue caratteristiche pluralistiche e differenziate nelle forme e nei campi di azione è riconducibile ad un patrimonio comune di strategie e modelli operativi. Per suo merito sono stati conseguiti in Italia risultati importanti che vanno dalla legislazione alle regole del mercato. Dai sondaggi effettuati nel corso degli ultimi anni, dai diversi istituti di ricerca (Eurispes, Iref, Wvs) è risultato un altissimo grado di fiducia da parte dei cittadini nei confronti delle diverse organizzazioni che ne fanno parte.

Concludendo potrei affermare che il civic engagement è la forma più attuale di “Partecipazione” (dal latino “pars”, parte, e “capere”, prendere) ovvero il prendere parte, il concorrere ed il collaborare ad un’impresa di comune interesse, lo stabilire una relazione con altri su un tema specifico. Molto si realizza oggi attraverso la rete, il web, mediante: piattaforme di civic engagement, consultazioni online, forum, piattaforme digitali, account social di politici e amministrazioni pubbliche. Tutti questi strumenti rappresentano le nuove forme della partecipazione, ma senza forme culturali nuove non potranno realmente rimuovere i limiti alla partecipazione che la società stessa ha creato, c’è bisogno, per raggiungere pienamente questo obiettivo, di superare frammentazioni e particolarismi per vivere realmente un nuovo significato collettivo, solo così il “civic engagement” potrà incidere non solo suoi bisogni materiali della società, ma anche sui quelli culturali e spirituali.

Roberto Diacetti

Civic engagement e nuove forme di partecipazione