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Le dimensioni del Turismo Congressuale italiano tra criticità ed innovazione

Con il termine di “Turismo congressuale” intendiamo tutte le attività direttamente o indirettamente collegate alla preparazione e alla gestione di ogni tipo di riunione di un certo impegno e importanza. Il settore congressuale è una parte importante dell’economia turistica ed un elemento di sviluppo per le località coinvolte. Un momento di crescita importante per le destinazioni di riferimento può essere rappresentato dalla riconversione dell’economia locale nel business congressuale, anche in considerazione del fatto che si tratta di un comparto ancora non totalmente maturo e pronto a sviluppi e ad importanti investimenti futuri. La rilevanza economica di questo segmento si collega sia alla sua consistenza sia all’elevata capacità di spesa dei congressisti, nettamente superiore a quelle degli altri turisti.

Nel decennio passato l’Italia non è stata in grado di inserirsi stabilmente in questo comparto con rilevanti quote di mercato, nonostante l’enorme patrimonio turistico potenziale, infatti il Paese non è riuscito ad incrementare, ancora, in maniera consistente la sua offerta attraverso proposte professionali organizzate e tecnologicamente avanzate. La scelta di una determinata località come sede congressuale si basa su fattori essenziali come l’accessibilità e la presenza di infrastrutture congressuali e logistiche adeguate e di qualità, il livello dei prezzi, l’immagine pubblica positiva del luogo, la posizione geografica, e la capacità di attrarre turisticamente, (offerta culturale, paesaggistica, clima, ecc…), non fa eccezione però la comunicazione e la promozione della marca Italia all’estero, carente in generale, salvo alcune particolari eccezioni.

Facendo riferimento ai dati forniti dall’Union of International Association (UIA), per quanto riguarda le dimensioni internazionali del mercato congressuale, e dall’Osservatorio Congressuale Italiano, per ciò che attiene il piano nazionale, nel 2001 Roma è risultata la città italiana che ha ospitato il maggior numero di eventi internazionali, collocandosi all’11° posto del ranking europeo ed al 15° in quello mondiale. Al di là delle considerazioni riferibili all’andamento del settore congressuale nel 2002 invece, dobbiamo rilevare come siamo ormai in presenza di un comparto particolarmente dinamico con tassi di crescita tali che lo hanno portato ad essere il primo segmento dell’industria turistica italiana per volumi di fatturato.

“Il turismo internazionale sta attraversando un trend di crescita deciso, costante e di lungo periodo. Questa evidenza è in atto già a partire dal 1980 e ci si attende sia sostenuta anche nel prossimo ventennio. Siamo arrivati nel 2010 a 940 milioni di arrivi internazionali nei cinque continenti, e si prevede che nel 2020 si arriverà a 1,4 miliardi e nel 2030 a 1,8 miliardi.” è questo l’intervento del Prof. Armando Peres, Presidente dell’OCSE Turismo durante la sessione d’apertura della Convention nazionale di Federcongressi&eventi.

Il turismo business risulta essere un settore molto particolare, che da solo assorbe il 24% del business di tutto il turismo (fonte: World Travel & Tourist Council, 2013). E’ un segmento dai contorni sfumati e di difficile quantificazione a causa delle diverse tipologie che lo compongono (viaggi d’affari, convegni, congressi, eventi corporate, incentive) che vale, a livello internazionale, circa 993 miliardi di dollari (2012) e di questo il turismo congressuale pesa all’incirca un terzo dell’intero comparto, con previsioni per il triennio 2014-2016 di una crescita di circa il 5-5,5% all’anno.

Aggiunge Mario Buscema, Presidente di Federcongressi&eventi: “L’industria dei congressi e degli eventi è un segmento importante del turismo italiano che, oltre alla redditività dei suoi prodotti, gli eventi appunto, riveste un ruolo di rilievo per la crescita del territorio. Si stima che i grandi congressi generino una ricaduta economica pari a sei volte il valore dei ricavi e che contribuiscano a diffondere a livello globale la visibilità e la reputazione della città ospitante. Il turismo congressuale consente inoltre di destagionalizzare i  flussi turistici e di ampliare le attività complementari dell’offerta turistica, amplificando i ritorni diretti e indiretti.”

Basti pensare che nel 2014 (ultimi dati aggiornati dall’Osservatorio italiano dei congressi e degli eventi) oltre 25 milioni di persone si sono mosse nel territorio italiano per partecipare ai più dei 308.000 tra eventi e congressi organizzati in circa 6.000 strutture di tutta Italia (di cui il 57,5% al Nord, il 26,1% al Centro e il 16,4% nel Sud e nelle Isole). Dalla ricerca dell’Osservatorio emerge chiaramente l’importanza che il mercato dei congressi e degli eventi riveste per l’economia italiana in termini di ricchezza di infrastrutture e di volume di attività.

“Il sistema congressuale italiano - conclude il Prof. Peres -  è fortemente limitato da criticità interne, a partire da un sistema di governance ancora molto fragile, con uno scarso coordinamento tra le destinazioni e un’altrettanto scarsa collaborazione pubblico-privata, fino ad arrivare alle strutture congressuali, non conformi ai parametri richiesti dal mercato internazionale, e a sedi non idonee ad accogliere eventi di grandi dimensioni.”

Nonostante un’offerta non ancora totalmente adeguata e migliorabile, quello del turismo congressuale è oggi un settore di mercato che colloca l’Italia, grazie ai tanti fattori attrattivi del paese, al sesto posto nel ranking congressuale mondiale. Complice di questa crescita esponenziale sono le nuove strutture congressuali italiane di altissimo livello a cui si affiancano location esclusive come palazzi nobiliari, castelli e dimore storiche, proprio per questo è grandissimo il contributo allo sviluppo, alla ripresa economica e all’occupazione che il comparto congressuale italiano può fornire.

Tra le città la prima italiana è Roma al diciannovesimo posto, città in cui sono stati organizzati, nell’anno passato, 92 congressi internazionali nei più di 100 centri congressi situati nella Capitale. Alla bellezza, alla storia, all’arte, allo shopping, al divertimento si aggiungono nella Capitale i tre grandi poli fieristici (Auditorium, Centro congressuale dell’EUR, Fiera di Roma) ai quali si affiancherà il Nuovo Centro Congressi, edificio avveniristico progettato dall’architetto Massimiliano Fuksas, in fase di ultimazione. Con circa 40 mila posti Roma si trasformerà quindi nel Polo Fieristico Congressuale più grande d’Europa consolidando il posizionamento della città nell’élite costituita dalle grandi capitali europee come Parigi, Vienna, Barcellona, Berlino e Amsterdam.

Insomma, il turismo congressuale ha un ampio potenziale, visto che in Europa si svolge il 50% dei congressi internazionali e rappresenta il 24% dell’intera spesa turistica (in Italia solo il 19%), ma potrebbe fare molto di più.

Roberto Diacetti

Turismo Congressuale