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Imprenditoria innovativa e start-up, un 2016 pronto alla crescita.

Il 2016 sarà un anno molto interessante per i piccoli e medi imprenditori fortemente vocati all’innovazione.” L’affermazione è del Ministero dello Sviluppo economico in relazione alle novità previste per l’anno 2016; grazie alla Legge di Stabilità, una manovra da 35,4 miliardi di euro, il Senato ha, infatti, determinato alcuni importanti cambiamenti anche nel campo delle start-up. Favorire l’imprenditoria innovativa, grazie anche all’attuazione dell’Agenda Digitale, è uno dei pilastri per una nuova e possibile rivoluzione industriale italiana, nell’ottica di una fusione tra mondo reale degli impianti industriali e mondo virtuale di internet. Con il “Decreto Crescita 2.0 start up Italia” (Legge 221/2012) definiamo una start up innovativa come una “società di capitali di diritto italiano, costituita anche in forma cooperativa, o società europea avente sede fiscale in Italia, che risponde a determinati requisiti e ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.”

Sul fronte dell’innovazione tutto il Paese sembra in continuo fermento: al mese di gennaio erano 5.154 le start up innovative italiane di questo tipo, concentrate anzitutto in Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. Una delle novità del decreto legge, proprio per snellire il processo di nascita e dare spinta al movimento delle stesse, è la possibilità di utilizzare un “modello standard tipizzato con firma digitale” per iscrivere la neonata società nell’apposita sezione speciale del registro delle imprese, competente per territorio, evitando l’intermediazione notarile. Manca ancora tutt’oggi però, un decreto direttoriale che approvi il modello informatico e la modulistica per la trasmissione e iscrizione al registro delle imprese compilabile online. Nei primi mesi del nuovo anno intanto sono state modificate le modalità attuative degli incentivi fiscali per chi investe in start-up innovative. In particolar modo il massimo investimento totale ammissibile per ciascuna impresa beneficiaria è stato elevato a 15 milioni di euro (la soglia era precedentemente fissata a 2,5 milioni di euro all'anno). L’investimento dovrà essere mantenuto nell’impresa per almeno tre anni (prima il periodo minimo era di 2 anni). Non potranno fruire dell’agevolazione fiscale gli investitori (persone fisiche e giuridiche) che non siano indipendenti dall’impresa oggetto degli investimenti, quindi, coloro che già possiedono quote dell’impresa target.

Oltre all’azione del Governo anche le regioni cominciano a muoversi per promuovere lavoro ed imprese: la Regione Lazio (al terzo posto come numero di start-up innovative in Italia dopo Lombardia ed Emilia-Romagna) promette, per esempio, di investire fondi per 100 milioni di euro (spalmati fino al 2020) per coprire la totalità del ciclo di vita delle aziende, accompagnandole dalla fase della nascita a quella seguente dell’espansione internazionale. Cifre importanti, come afferma lo stesso Presidente Zingaretti, che andranno a sostenere sia le idee di impresa e gli spin off della ricerca universitaria nella fase primaria di trasformazione in azienda, sia le start-up che hanno già un prodotto validato in fase di espansione.

Nasce come spin-off accademico dell’Università di Firenze per esempio MHC, start up innovativa che si occupa di urbanistica partecipata (nominata tra le 10 start up innovative nel 2014 dal portale openmag.it). Formata da esperti nei campi dell’urbanistica e della pianificazione, MHC (sigla di “Mapping Hyperlocal Communities”) ha come Mission quello di “Ricostruire la città grazie ad una pianificazione interattiva della città” e si occupa dello sviluppo di un progetto innovativo di piattaforma web per mappature collaborative, strutturando processi di coinvolgimento diretto degli abitanti, anche in contesti con problematiche complesse che necessitano di soluzioni inedite e condivise, di metodologie di rappresentazione e comunicazione specifiche e allo stesso tempo chiare e intuitivamente comprensibili, di strumenti aggiornati per la costruzione collaborativa della conoscenza locale.

Progettare nuove imprese e utilizzare la rete come metodo per farsi conoscere è quello che hanno fatto alcune delle start up italiane di maggior successo degli ultimi anni, riuscendo in questo modo a farsi conoscere anche all’estero ed ottenendo, infine, importanti premi e finanziamenti.

Né è esempio “IDA” start-up, portavoce del Design Made in Italy, nata nel cuore di Roma ,che ha ottenuto nelle scorse settimane un finanziamento da 100 mila sterline grazie all’ingresso della Venture Capital i2i (Italians to Italians) che ha come scopo quello di intensificare la presenza italiana nel mondo sostenendo i progetti italiani a Londra.
“Una start-up – afferma Francesco Santilli, cofondatore di IDA - dal momento in cui nasce non deve smettere mai di creare valore. Ogni occasione può essere utilissima per lo sviluppo del progetto. Perciò sono fondamentali concentrazione e volontà, bisogna investire fin da subito nella propria rete di network e non smettere mai di coltivarla ed ingrandirla. Formare il team ideale è una condizione necessaria per il successo» (fonte. Il Sole24ore 24/02/2016).

Roberto Diacetti

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