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Minibond, investire in Italia per aiutare le piccole e medie imprese

Da un’idea semplice nascono, per tutte quelle piccole e medie imprese (PMI) che hanno necessità di credito e per un mercato del risparmio che ha bisogno di rendimenti, i “minibond” ossia titoli obbligazionari emessi da piccole e medie imprese d’eccellenza (anche non quotate in Borsa ma desiderose di raccogliere capitali sul mercato) che così possono avere un canale complementare di finanziamento per la crescita aziendale oltre a quello fornito dal credito bancario.

Introdotti nel 2012 con il Decreto Sviluppo e successivamente perfezionati con altri interventi normativi come il Decreto Destinazione Italia del 2013, i minibond godono di un adeguato trattamento fiscale e della possibilità di essere negoziati in un sistema multilaterale e non esclusivamente in un mercato regolamentato. L’emittente che vuole emettere i minibond deve soddisfare determinati requisiti dimensionali ed economici: ad esempio non deve appartenere al settore bancario o essere una “micro impresa” (ossia quelle aziende con meno di 10 dipendenti eo un fatturato o totale dell’attivo inferiore ai 2 milioni di euro). É necessario, inoltre, per l’emissione dei minibond sia che la società abbia avviato l’attività da almeno due anni, sia che possieda un buon bilancio ed un buon progetto di business. Caratteristiche principali dei minibond sono la durata non inferiore a 36 mesi, l’essere destinati alla sottoscrizione esclusivamente tra investitori professionali (istituzionali e privati qualificati ai sensi MiFID/Consob) e la possibilità di dematerializzazione dei titoli e di quotazione su mercati regolamentati e sistemi multilaterali di negoziazione. Con la nascita dei minibond si permette, quindi, anche alle imprese di dimensione più ridotta di avvicinarsi al mercato delle obbligazioni, allineando le opportunità finanziarie offerte dal sistema nazionale a quelle proposte dai più avanzati sistemi finanziari europei, con l’accesso di conseguenza a nuove risorse finanziarie complementari al tradizionale canale bancario.

Nel 2015 (secondo i dati dell’Osservatorio del Politecnico di Milano), mentre sono scesi il tasso medio d’interesse sui titoli di debito e il valore medio delle emissioni, è aumentato il numero di PMI che si sono rivolte al mercato dei minibond. Per quanto riguarda il mercato in Italia, il settore più rappresentato è quello manifatturiero mentre la collocazione geografica vede prevalere le regioni del Nord. Tra i motivi fondamentali per cui le imprese ricorrono al mercato dei mini bond c’è il finanziamento della crescita interna, seguito dalla ristrutturazione delle passività, dalle strategie di crescita esterna tramite acquisizioni ed infine dall’aumento del ciclo di cassa del capitale circolante. Nel 2015 il valore totale dei minibond emessi ha superato inoltre i 7 miliardi di euro. Per il 2016 le stime per il mercato (secondo il portale www.minibonditaly.it) sono positive e si prevede che il trend continui nella stessa direzione del 2015, con emissioni di valore ancora più contenuto e a tassi di interesse più competitivi rispetto a quelli attuali, previsioni che confermano il ruolo importante dei minibond in un’ ottica di accesso al credito per le PMI in un mercato in cui il credito bancario delle stesse fatica a ripartire.

Grazie allo strumento innovativo dei minibond si allarga, quindi, il panorama degli attivi nei quali investire (secondo una stima le imprese italiane che possono accedere al mercato dei minibond sono circa 35 mila) e si dà l’opportunità agli investitori istituzionali di partecipare alla crescita delle piccole e medie imprese italiane puntando sulle capacità e sulle qualità imprenditoriali del nostro paese.

Roberto Diacetti

Roberto Diacetti - Minibond, investire in Italia per aiutare le piccole e medie imprese