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Il futuro del sistema liberale globale: what’s next?

Politologi ed esperti di relazioni internazionali hanno da sempre alimentato un accesso dibattito sull’assetto degli equilibri di potere e sull’esigenza di una solida governance globale. Questo dibatto appare sempre più necessario alla luce delle crisi regionali e internazionali che si sono manifestate nell’ultimo decennio. In questo contesto, è interessante trarre spunto soprattutto dalla discussione sulla logica, le regole e le istituzioni del sistema liberale globale per riflettere sullo status quo dello scenario internazionale e sui suoi possibili sviluppi futuri. 

L’assetto dell’attuale sistema internazionale si è progressivamente configurato dopo il secondo conflitto mondiale, assumendo l’attuale connotazione liberale a guida-USA e facendo da sfondo alla storia degli ultimi 70 anni. Negli ultimi dieci anni, esperti della teoria delle relazioni internazionali hanno posto l’accento sullo sgretolamento e sull’eventualità di un definitivo collasso di questo sistema liberale e, di conseguenza, hanno iniziato a riflettere sulle possibili configurazioni del day after”.   

Uno dei maggiori studiosi del sistema liberale globale, John Ikenberry della Princeton University (Fonte Princeton University), nel suo libro “Liberal Leviathan:The Origins, Crisis, and Transformation of the American World Order” avanza una tesi molto accreditata sul futuro dell’attuale sistema liberale, che vede un indebolimento della leadership del suo principale fautore, gli Stati Uniti d’America. John Ikenberry non nega che il sistema liberale sia in crisi a causa di uno spostamento dell’asse degli equilibri di potere. Ad Ikenberry, ad esempio, il declino degli Stati Uniti d’America sembra inevitabile a seguito dell’ascesa della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e della Federazione Russa. Tuttavia, nonostante questa trasmigrazione di potere e di leadership da un polo all’altro del globo, Ikenberry sostiene che il sistema liberale non verrà scardinato. Il Professore afferma che qualsiasi cosa accada nei prossimi venti anni, si assisterà comunque ad una rivoluzione democratica mondiale. L’idea di un sistema liberale integrato non verrà messa in discussione nonostante il declino degli Stati Uniti d’America. L’ordine internazionale liberale, infatti, non è solo americano ormai in quanto, in 70 anni, esso ha avuto la capacità di radicalizzarsi e istituzionalizzarsi e, quindi, saprà sopravvivere anche in assenza della guida USA.

Può risultare a tratti difficile dare credito all’analisi di John Ikenberry. I fatti di cronaca internazionale dimostrano quasi il contrario. Sia le minacce endogene (si pensi all’annessione della Crimea o alla recente Brexit), sia quelle esogene (si pensi all’avanzata di Daesh) al sistema liberale sembrano quasi aver provato il contrario, rivelando l’impotenza dei mezzi delle istituzioni liberali nel contrastare fenomeni distruttivi. Eppure l’analisi del Ikenberry è molto accreditata nei consessi dell’accademia internazionale e, se proprio si fa fatica a credere che il futuro scenario internazionale si possa materializzare così come descritto dal Professore, almeno le sue parole possono essere considerate come un monito per ricordare la forza, la solidità e l’efficacia del sistema liberale e per supportare un rinnovamento dello stesso affinché esso sia più rispondente all’evoluzione dei fenomeni globali, dotandosi di alti livelli di integrazione, pluralismo e leadership condivisa.       

Roberto Diacetti

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