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Sinergia tra economia e finanza: nuovi strumenti finanziari a sostegno degli investimenti privati

Il prodotto di un’economia dipende dal suo stock di capitale, il cui aumento accresce la produzione. L’accrescimento dello stock di capitale è determinato dall’investimento, definito dall’economista Olivier Blanchard come “l’acquisto di nuovi beni capitali (macchinari e impianti) da parte delle imprese e di nuove case e appartamenti da parte degli individui” (Fonte Macroeconomia – Una prospettiva europea). Da ciò si comprende l’importanza dell’investimento ai fini della crescita di un sistema economico. Tuttavia, nel lungo periodo, l’aumento dell’investimento si configura come una variabile dipendente. Esso, infatti, aumenta nella misura in cui aumenta il risparmio destinato a finanziare l’investimento.

E’ chiaro che gli effetti dell’ultima crisi economico-finanziaria hanno ostacolato pesantemente il rilancio degli investimenti privati in Italia. Infatti, il risparmio necessario a finanziare l’investimento è diminuito sempre più in quanto i soggetti economici non erano più nelle condizioni di rinunciare a parte del consumo (in veste di risparmio) per far sì che le risorse venissero investite nell’acquisto di beni capitali. Inoltre, gli istituti bancari, da cui dipende il tessuto imprenditoriale italiano, hanno dovuto contingentare l’erogazione di debiti finanziari alle imprese per varie ragioni (presenza di crediti in sofferenza, rendimenti del capitale non adeguati, inasprimento della normativa di riferimento). Queste dinamiche hanno inflitto una battuta d’arresto agli investimenti privati e, in ultima istanza, alla crescita dell’economia italiana.

Negli ultimi anni, il Governo italiano ha deciso di agire sul lato dell’offerta di finanza per rilanciare gli investimenti privati. Nel 2014 il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero per lo Sviluppo Economico e la Banca d’Italia hanno adottato “Finanza per la Crescita”, un pacchetto di misure per incentivare il settore privato ad investire (Fonte Il Sole 24 Ore). “Finanza per la Crescita” ruota intorno a tre ingranaggi: sostegno agli investimenti; accesso ai finanziamenti; patrimonializzazione e quotazione. Sulla base di questi tre ingranaggi sono stati stanziati 5 miliardi di euro a sostegno degli investimenti ed è stato facilitato l’accesso ai finanziamenti in macchinari e beni strumentali nuovi, grazie alla “Nuova Sabatini”, e con un credito d’imposta pari al 15% sugli investimenti incrementali, ossia sugli investimenti aggiuntivi in beni strumentali alla produzione. Inoltre, tramite l’Aiuto alla Crescita Economica, ACE, le misure previste dal pacchetto “Finanza per la Crescita” prevedono la deduzione dell’imponibile di un rendimento figurativo sugli apporti di capitale e, per le imprese che si quotano, un incremento del 40% dell’apporto di capitale per 3 anni, al fine di favorire il canale di Borsa nella raccolta delle risorse (cosiddetta “Super ACE”). Per le società non quotate, c’è la possibilità di emettere i cosiddetti “Minibond” (si veda “Minibond, investire in Italia per aiutare le piccole e medie imprese”), in sostanza obbligazioni, a fronte di agevolazioni di natura fiscale.  Infine, nel maggio 2016, il Governo ha istituto il fondo Atlante, un fondo d'investimento alternativo per sostenere le banche italiane nelle proprie operazioni di ricapitalizzazione e favorire la gestione dei crediti in sofferenza, contribuendo in tal modo anche al progressivo aumento dell’erogazione dei debiti finanziari alle imprese (Fonte Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Il sostegno alla rimozione degli ostacoli agli investimenti arriva anche dall’Unione Europea (UE), che con il Piano di Investimenti per l’Europa (cosiddetto “Piano Juncker”) si prefigge di mobilitare investimenti del valore complessivo di 315 miliardi di euro in tre anni (Fonte Commissione europea). Il motore principale del Piano Juncker, adottato il 15 luglio 2014 (Fonte EUR-Lex), è il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) che, tramite un sistema di garanzie finanziarie sugli investimenti, mira a porre rimedio alle attuali carenze del mercato colmandone attirando investimenti privati strategici in settori chiave (infrastrutture, istruzione, ricerca e innovazione, capitale di rischio per le piccole imprese). Cassa depositi e prestiti (Cdp) è fra le National Promotional Banks del Piano Juncker (impegnata con 8 miliardi di euro a sostegno del Piano) e, nel giugno 2016, l’Italia è stata dichiarata il primo beneficiario del Piano Juncker. Negli ultimi dodici mesi, l’Italia ha ricevuto 1,4 miliardi dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) per finanziare 8 progetti di infrastrutture e 353 milioni di euro a sostegno di 44.840 PMI (Fonte La Repubblica). 

Roberto Diacetti

Roberto Diacetti - Sinergia tra economia e finanza: nuovi strumenti finanziari a sostegno degli investimenti privati